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In cerca di una ragione per vivere!

Tanti anni fa, quando mi trovavo alla fine di me stesso e stavo prendendo in considerazione la possibilità di “farla finita”, qualcuno mi disse: “Dio crede in te”! Bastarono quelle quattro parole a cambiare la mia vita! A poco importava se fino a quel punto io avessi sempre detto a me stesso e agli altri di non credere in Dio, ciò che più contò per me in quel momento fu sentirmi dire che “qualcuno credeva in me”! Dio mise sulla mia strada qualcuno che ebbe il coraggio non solo di dirmelo, ma di dimostrarmelo con piccoli gesti d’amore.

Purtroppo, alla giovane età di 19 anni, avevo già bruciato ogni tappa di orgoglio e di presunzione, trovandomi alla fine di me stesso, in mezzo alla strada, angosciato, depresso e senza una ragione per vivere! Lo so, è triste e difficile capire come si possa arrivare a tal punto in età così precoce, eppure mi chiedo quanti giovani ancora oggi, quarant’anni dopo, possano sentirsi persi, svalutati e privati di qualsiasi incentivo per continuare a vivere! Il mondo non sembra essere tanto cambiato da allora, nonostante al quel tempo si cantasse di un grande prato verde dove nascono speranze che si chiamano ragazzi“…

Frequentavo le scuole medie superiori quando ci fu la “strage di Piazza Fontana” a Milano. Quelli della mia generazione ne ricorderanno ancora le scene traumatiche trasmesse in TV, l’inizio di una lunga serie di “anni di piombo” che sconvolsero il nostro paese, mentre i più giovani lo considereranno forse un racconto preso da un libro di storia contemporanea, eppure a me sembra ieri! Ci credevamo davvero, noi “sessantottini”, di riuscire a cambiare il mondo, sia a destra che a sinistra, alcuni purtroppo anche al punto tale di essere pronti a sacrificare vite umane, perché si diceva che “il fine giustifica i mezzi” … ma non per me!

Grazie a Dio, sebbene allora mi dichiarassi ateo e imbrattassi spesso i muri della scuola con la famosa frase: “Né Dio, né Stato, né Servi, né Padroni”, cantando la “ballata di Pinelli” insieme ai miei compagni di lotta, dopo un paio di anni di militanza politica ebbi il coraggio di prendere le distanze dalla linea sempre più emergente della “strategia della tensione” e di rifiutare qualsiasi forma di violenza come espressione di protesta e di contestazione.

Si dice che col passare degli anni a volte la memoria fa cose strane e ricostruisce i dettagli dei propri ricordi in modo da farli apparire più “interessanti”, e chissà se questo è accaduto anche a me? Lascio il beneficio del dubbio a chi fa fatica a credere a certe cose, ma a me piace ricordare gli eventi nel seguente modo …

Credo che la svolta per me avvenne durante una delle tante dimostrazioni studentesche, quando misi sotto di me un provocatore dell’area politica avversaria più estrema e stavo per colpirlo alla testa con un “sanpietrino”! Improvvisamente udii dentro di me una voce che urlava: “Non farlo!”, così mi fermai e lasciai cadere la pietra da un lato, allontanandomi dallo scontro di piazza, seguito dallo sguardo sorpreso e perplesso del giovane “camerata”.

Immaginatevi lo sdegno dei miei compagni di lotta quando poi mi udirono affermare che “il fine non giustificava la violenza”, e che dovevamo seguire l’esempio di Mahatma Gandhi e adottare i metodi della “non-violenza” per mettere a disagio il potere costituito e far riflettere le coscienze di massa! Ogni termine spregevole che si possa pronunciare con rabbia fu scagliato contro di me: “traditore”, borghese”, “qualunquista”! La mia autostima fu fatta a pezzi e mi trovai solo ed emarginato da tutti coloro che fino ad allora avevo ritenuti “amici”.

Per cercare di dare un nuovo senso alla mia vita, mi gettai a capofitto nella lettura di libri, alcuni di filosofia moderna, altri di quella orientale, ma non trovavo risposte soddisfacenti, anche se alcuni di questi stuzzicarono la mia curiosità verso la possibile esistenza di una dimensione parallela, “eterna e infinita”, che fino a quel momento non avevo mai preso in considerazione. Provenivo infatti da quell’estrazione culturale laica che ancora oggi mette in discussione i dogmi religiosi proposti dalla cultura contrapposta, specialmente in Italia.

In quel periodo circolavano fra noi giovani “controcorrente” i libri di controcultura americana tradotti da Fernanda Pivano, quali quelli di Allen GinsbergGregory Corso e Jack Kerouac … quest’ultimo mi affascinò con “I vagabondi del Dharma” e specialmente con “On The Road”, in cui raccontava le sue esperienze “sulla strada”, vivendo alla giornata e senza una meta precisa, ma godendo intensamente l’attimo vissuto.

Fu forse l’ispirazione di questi libri, ma più sicuramente la fame e sete di verità insita nel profondo del mio cuore, che mi spinse, come migliaia di altri giovani di famiglie “per bene” negli anni sessanta, a lasciare tutto, scuola, casa e famiglia, per andare “sulla strada” in autostop, con zaino e sacco a pelo sulle spalle, in cerca di una ragione per vivere …

Questo evento storico e generazionale era stato preannunciato migliaia di anni prima nella Bibbia: “Ecco, vengono i giorni in cui manderò la fame nel paese; non fame di pane o sete d’acqua, ma fame e sete di udire la parola del Signore. Allora, vagando da un mare all’altro, dal nord all’oriente, correranno qua e là in cerca della parola del Signore, senza trovarla. In quel giorno, le belle ragazze e i giovani verranno meno per la sete.” (Amos 8:11-13)

Io ero uno dei tanti giovani vagabondi di quella generazione che “veniva meno per la sete”! Non un povero barbone senzatetto, ma un assetato di verità che rimase “sulla strada” per quasi due anni, sperimentando tutto ciò che la strada può offrire (senza entrare nei dettagli che lascio alla vostra immaginazione …), finché un giorno non mi trovai solo e disperato.

Ero seduto su una panchina di Villa Sperlinga (un parco a Palermo), dove avevo dormito la notte prima, a circa 1600 km da casa, angosciato e senza più una ragione per vivere …

Fu su quella panchina che alzai gli occhi al cielo, lanciando una sfida a “chiunque” potesse vedermi da lassù: “Se veramente ci sei, allora provamelo e dammi una ragione per vivere”! Una sfida che Dio accolse e che cambiò la mia vita per sempre!

Non mancate di leggere il seguito di questa storia nel prossimo capitolo della mia biografia … vi aspetto!
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Per altri capitoli della mia “Biografia”, cliccate: http://renatoamato.com/it/diario/biografia/
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9 thoughts on “In cerca di una ragione per vivere!”

  1. pina

    Grazie Renato, anche se mi hai gia’ raccontato la tua storia con grande interesse e stima profonda,aspetto con gioia il seguito, la faro’ leggere anche a Paolo, che gia’ mi da segni di quella fame; grazie a Gesu’ ci saziamo ogni giorno.TVB

  2. Caro fratello, vedere le tue parole, già sentite, finalmente scritte, mi da una grande gioia. Il dono che Dio ti ha dato oltre alla fede è quello del “racconto”. Come tu sai, ho scritto di me e continuo a farlo e la tua decisione di iniziare a scrivere “il tuo racconto di una vita” so per certo che ti porterà a toccare il cuore di nuovi fratelli e sorelle e potrai accompagnarli per un tratto di strada verso il raggiungimento di una nuova coscienza che li potrà portare verso Dio. La lettura del racconto di una vita “vissuta” insieme all’esempio sono più forti di qualsiasi cosa!
    Che Dio ti benedica

  3. Non vedo l’ora di leggere il capitolo 5 della tua biografia…

    A C D

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  7. Carissimo Renato, credo che al più presto leggeremo il tuo libro che edificherà molte persone. Dio ti benedica!!!

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