“Se veramente ci sei, allora provamelo e dammi una ragione per vivere”! Questo fu il grido disperato della mia anima angosciata, in quel giorno di 39 anni fa, quando da una panchina di un parco di Palermo lanciai una sfida al cielo a “chiunque” mi avesse creato e messo in questo mondo, per qualche ragione misteriosa che non riuscivo a capire.
Mi chiedo quanti oggi, angosciati dalle tragedie improvvise che affliggono la loro esistenza, si rivolgono al cielo con simili domande: “Che cosa ci sto a fare in questo mondo? C’è una ragione per cui sono qui?” Gli interrogativi possono essere molteplici ed espressi in forme diverse, ma il nocciolo della questione che affligge l’essere umano, soprattutto quando la vita non va nella direzione desiderata, è quasi sempre lo stesso: “Qual è lo scopo della mia vita, il vero significato della mia esistenza?” Ognuno di noi prima o poi se lo chiede …
Io avevo soltanto 19 anni quando, seduto sulla panchina di un parco, a circa 1600 km lontano da casa, mi sentivo distrutto, angosciato e senza una vera ragione per vivere! Come fossi arrivato fino a tal punto in quella giovane età, la maggior parte di voi, miei lettori, già lo sapete, avendolo raccontato negli articoli precedenti della mia biografia (http://renatoamato.com/it/diario/biografia/), ma ciò che molti di voi ancora non sanno è come fu accolta la mia sfida, quando alzai gli occhi al cielo e mi rivolsi con rabbia a “chiunque” potesse vedermi da lassù: “Se veramente ci sei, allora provamelo e dammi una ragione per vivere”!
Nel giro di pochi minuti, una ragazzina si avvicinò per informarmi che sua madre mi stava invitando a pranzo…
La cosa mi sembrò inaudita! Non solo non conoscevo la donna, ma le “mamme” di solito passavano dall’altra parte della strada quando un “capellone” come me si avvicinava sullo stesso marciapiede! Questa, invece, aveva il coraggio di mandare sua figlia ad invitarmi a pranzo, e la cosa m’incuriosì! La scelta coraggiosa di quella donna cambiò la mia vita! Non so dove sarei oggi se non avessi ricevuto quell’invito a pranzo, ma sono quasi 40 anni che ringrazio Dio per quel giorno che segnò la svolta fondamentale della mia esistenza!
Arrivati al terzo piano di una palazzina adiacente al parco, una donna siciliana della stessa età di mia madre mi accolse calorosamente in casa, informandomi che il pranzo sarebbe stato presto servito… Poi, dopo avermi scrutato più da vicino, sparì e tornò dalla stanzetta adiacente con un paio di jeans e una maglietta puliti, dicendo: “Questi appartengono all’altro mio figlio che sta prestando servizio militare. Ha più o meno la tua stessa taglia e credo che dovrebbero andarti bene”. M’indicò poi il bagno e m’invitò ad approfittarne …
Non so se mi aveva visto dormire su quella panchina la notte precedente, ma forse le bastò un’occhiata per accorgersi che non facevo il bagno da tempo e, come sanno fare solo le mamme interessate al bene dei figli, non esitò a dirmi cosa fare, ed io non mi offesi affatto! Anzi, ne fui grato! Erano settimane che non dormivo in un letto caldo e, potermi sdraiare in una vasca piena d’acqua calda e bagnoschiuma, per me era un lusso!
Avrei voluto restarci per ore, ma il pranzo pronto mi richiamò alla realtà e mi trovai presto a tavola con persone a me sconosciute, ma che mi fecero sentire benvenuto e “in famiglia”! Già, in famiglia … non vedevo la mia da quasi due anni! Allora non esistevano i cellulari e non avevo quasi mai i soldi per comprare i gettoni e fare una chiamata a lunga distanza! I miei familiari non sapevano che fine avessi fatto, e io non sapevo come stavano…
Dopo qualche giro di conversazione casuale, la donna mi chiese: “Perché non ci racconti di te, e cosa fai nella vita?” Non ero abituato ad intraprendere conversazioni profonde con persone che consideravo troppo “matusa” per comprendere le problematiche esistenziali di un giovane della mia età! A casa litigavo spesso coi miei genitori, che non condividevano le mie vedute e stile di vita, ma all’improvviso mi trovai a raccontare la mia storia a una madre sconosciuta che invece sapeva ascoltarmi, e senza interrompermi… non c’era sguardo di disapprovazione o giudizio nei suoi occhi, solo comprensione e tenerezza!
Dopo aver parlato per non so quanto tempo, raccontando le mie vicissitudini e sventure, sia a casa che “on the road” (sulla strada), oltre agli interrogativi che avevo riguardo alle ingiustizie sociali e i “perché” della vita, mi ritrovai con il senso di vuoto e di angoscia che avevo provato su quella panchina! Mi domandai di nuovo che cosa ci stavo a fare in questo mondo e se ne valesse la pena …
La donna dev’essersene accorta e, come farebbe un buon “life coach” (allenatore di vita), mi chiese: “Cos’hai intenzione di fare ora?” Mi sentii messo a nudo e non sapevo cosa rispondere… l’unico pensiero che usci dalla mia bocca fu: “vorrei fare un viaggio in India!” La sua curiosità fu suscitata e, con forte accento siciliano, mi chiese: “In India? E perché mai, figlio mio?” L’unica spiegazione che seppi offrire in quel momento fu: “Ho letto che in India ci sono dei “santoni” che ti sanno indicare la via della vita e del “nirvana”… forse là troverò una ragione per vivere!” Al che lei rispose: “Non c’è mica bisogno di andare così lontano per trovare la Via, la Verità e la Vita”!
Non avevo mai sentito usare quel tipo di espressione prima, ma la cosa m’incuriosì e le chiesi: “Perché? Conosci forse qualcuno qui in zona che potrebbe indicarmi la via?” Lei sorrise e rispose: “Hai mai sentito parlare di Gesù Cristo?” Non venendo da una famiglia di credenti, quel nome mi aveva sempre messo in subbuglio e devo dire che mi dava anche un po’ fastidio, perché lo associavo alle tante contradizioni che avevo visto in coloro che se ne facevano portavoce, così risposi: “Io non credo in Gesù Cristo!”
Mi aspettavo una reazione scomposta, ma la donna sorrise di nuovo e con tanta tenerezza rispose: “In questo momento, la cosa più importante è che Lui crede in te!”
Le ultime parole mi penetrarono nel cuore in maniera forte e violenta: “Gesù crede in te”! Nella mia mente pensai: “Che sta dicendo? Chi può credere in me?” Fino a quel momento non avevo mai incontrato qualcuno che dicesse di credere in me, né a casa né a scuola! Come poteva, però, credere in me questo Gesù che io ritenevo solo un mito e che, anche se fosse mai davvero esistito, era ormai scomparso da circa duemila anni?
Turbato da pensieri che non sapevo gestire in quel momento, uscì fuori da me l’anarchico provocatore che ero sempre stato e con un sogghigno ironico le chiesi: “E tu come lo sai che Gesù crede in me? Te l’ha forse detto Lui?” Lei sorrise di nuovo e annuì con il capo… la conversazione ora per me cominciava a rasentare il ridicolo e, con voce piuttosto irritata e sarcastica, cominciai a prenderla in giro dicendo: “Ho capito! Tu sei una di quelle donne un po’ “strane” che parlano con Dio, e magari vuoi dirmi che Lui ti risponde e parla con te?” Di nuovo annuì, dicendo: “Tutti i santi giorni!”
Ora il dubbio stava per avere il meglio di me, ma la mia prossima domanda aveva ancora un tono di scherno: “Allora vediamo … cosa ti ha detto oggi?” Con semplicità disarmante, lei rispose: “Questa mattina, come ogni giorno, stavo rassettando la casa e ho chiesto a Gesù cosa potevo fare per rendermi utile oggi. Lui mi ha risposto: “Affacciati alla finestra! Vedi quel ragazzo su quella panchina? Ha bisogno di Me, invitalo a pranzo!”
Impossibile! Lei non poteva avermi sentito mentre sfidavo il cielo da quella distanza! E allora? C’era forse davvero “Qualcuno” lassù che aveva colto la mia sfida?
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La storia non finisce qui! Ci sono ulteriori risvolti entusiasmanti che sono certo non vorrete perdervi! Non mancate il prossimo capitolo della mia “Biografia” che pubblicherò presto su questo stesso sito. Per i capitoli precedenti, cliccate: http://renatoamato.com/it/diario/biografia/
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