Oggi è l’11 Ottobre 2009 e l’autunno comincia a manifestarsi chiaramente tutt’intorno a noi, anche se, grazie a Dio, riusciamo ancora a goderci alcune ventate del dolce calore d’estate che da poco ci ha lasciato. L’alternarsi di un’aria calda inseguita dal fresco pungente della sera, e accompagnata dagli acquazzoni che inondano le campagne, è solo uno dei tanti segni inconfondibili di una stagione che sta cambiando, e che speriamo porti “cambiamenti positivi” anche nelle nostre vite …
Purtroppo noi spesso non vediamo l’arrivo dell’autunno come una stagione di “cambiamenti positivi”, dato che, dopo l’abbondante raccolta e vendemmia dei frutti della terra, il creato comincia a perdere i suoi colori verdeggianti e sappiamo che presto comincerà a spogliarsi anche del suo fogliame. Percepiamo tutto questo come una specie di “perdita da subire”, perché la nostra natura umana è legata all’immediato presente ed è poco lungimirante! Non riusciamo a vedere “al di là del naso”, come si suol dire, e poco ci interessa l’ingranaggio intrinseco e necessario alla rigenerazione del creato stesso, affinché si prepari alla nuova fioritura che seguirà nella futura stagione primaverile.
Pur sapendo che questi cambiamenti sono necessari e “positivi” per la rigenerazione e continuità del processo naturale delle cose, il nostro stato d’animo spesso si appoggia alla nostra percezione presente e facciamo fatica ad “accettare con gioia di essere spogliati dei nostri beni, sapendo di avere dei beni migliori e permanenti (in arrivo).” (Ebrei 10:34)
Forse questo è dovuto alla nostra incapacità di “fidarci” di Colui che ha creato la vita stessa e tutti i suoi meccanismi naturali, semplicemente perché noi facciamo dipendere la nostra felicità dalle emozioni che ci vengono trasmesse dai nostri sensi naturali, invece di aprire il cuore e la mente alle verità nascoste che Dio ci vuole rivelare. “Come sta scritto: «Le cose che occhio non ha visto e che orecchio non ha udito e che non sono salite in cuor d’uomo, sono quelle che Dio ha preparato per quelli che lo amano». (1 Corinzi 2:9)
In questi giorni sto leggendo un libro, molto diffuso, intitolato “Il Rifugio” (di Paul Young) e pubblicato dalla Rizzoli, in cui il protagonista, Mack, addolorato dalla “perdita” della figlia in circostanze traumatiche che lo tengono imprigionato nella morsa di un senso di colpa che non gli permette più di riposare, si ritrova a colloquio con Dio, che gli parla tramite le vesti di una donna di colore. Durante questa conversazione, un uccello atterra sul davanzale della cucina e, mentre gli offre una manciata di semi, Dio si rivolge a Mack dicendo:
“Pensa a questo piccolo amico. La maggior parte degli uccelli sono stati creati per volare. Rimanere a terra, per loro, è una limitazione della capacità di volare, non l’opposto. Tu, al contrario, sei stato creato per lasciarti amare. Così per te vivere come se non fossi amato è una limitazione, non una liberazione. Vivere senza amore è come tarpare le ali a un uccello e togliergli la capacità di volare. Non è ciò che Io voglio per te.” – “Il dolore ha la capacità di tarparti le ali e di impedirti di volare. E se la cosa resta irrisolta a lungo, puoi arrivare a dimenticare che sei stato creato per volare.”
Il dialogo poi continua e Dio aggiunge: “ Un uccello non viene definito dalla sua permanenza al suolo, ma dalla sua capacità di volare. Ricorda questo: gli umani non sono definiti dalle loro limitazioni, ma dai piani che Io ho per loro; non da ciò che sembrano essere, ma da tutto ciò che significa essere creati a Mia immagine.”
Queste parole mi hanno dato da pensare … noi esseri umani siamo sprofondati in una “percezione soggettiva” delle cose, in altre parole giudichiamo il mondo e le circostanze intorno a noi tramite gli occhi del nostro “io”, e di conseguenza il nostro “stato d’animo” è succube di una percezione filtrata che ci tiene legati “al suolo” e ci impedisce di spiccare il volo e vivere pienamente nell’amore per cui siamo stati creati.
Ecco perché si chiama “stato d’animo”, è lo stato in cui trova la nostra anima, spesso ingabbiata nel dolore e nell’angoscia di quelle che noi consideriamo le “perdite subite”, invece di spiccare il volo “liberi” nell’amore per cui siamo stati creati! Gesù ha permesso che gli tarpassero le ali, non perché non fosse in grado di volare, ma per condividere con noi la nostra realtà umana e spianarci la strada verso la libertà dell’amore che ci attende!
Purtroppo la nostra anima, la consapevolezza di noi stessi e della nostra identità umana, è vittima della nostra percezione “distorta” delle cose, che noi interpretiamo “avverse”, ed è questo che ci causa tanto dolore e angoscia! Gesù è perciò sceso qui con noi, nella nostra realtà umana, per condividere il nostro percorso e condurci alla Sua percezione delle cose, in prospettiva del progetto eterno che Lui ha per noi!
Siamo stati creati per essere amati, ed è nell’amore che troviamo guarigione per l’anima! Dio è la fonte dell’amore a cui la nostra anima anela, ed è da quella fonte che possiamo attingere la “gioia ineffabile e gloriosa” (1 Pietro 1:8) che è riservata a coloro che lo amano! Avendo “saziato la nostra anima di beni” (Salmo 107:9), possiamo trovare la nostra piena realizzazione in “una coppa che trabocca” (Salmo 23:5) e si travasa su quelli intorno a noi! Questo è ciò che significa essere “aperti da entrambi i lati”!
Date e vi sarà dato: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata in seno, perché con la misura con cui misurate, sarà altresì misurato a voi. (Luca 6:38)

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