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Non religione, ma una “relazione”!

Un paio di settimane fa ho scritto un articolo intitolato “pace nel mezzo della tempesta”, accennando a quella “fortezza che è il Dio in cui confidiamo” e “sotto le cui ali possiamo trovare rifugio” (Salmo 91:2,4) Questo potrebbe sembrare un concetto un po’ troppo vago per chi non ha mai avuto modo di coltivare un rapporto d’amicizia con Dio e lo vede solo come una “religione”, piuttosto che una “relazione” personale con Colui che ci ha creati.

Quando senti parlare di Dio, a cosa pensi? A una religione, o a una “relazione” con Lui? Dipende tutto dalla tua percezione personale, dalle tue esperienze e da che cosa significa per te “Dio”. Più parlo con le persone, più mi rendo conto di quanta confusione ci sia oggi nel mondo riguardo al significato della parola “Dio”. Purtroppo, nel corso della vita, ognuno di noi è stato bombardato da una marea di concetti e di idee che si sono poi infiltrate nella nostra percezione delle cose e che tuttora fanno a gara per ottenere la nostra adesione.

C’è chi da bambino è cresciuto in un’ambiente rigido e “religioso” che gli ha trasmesso la “paura” di Dio (o piuttosto paura dei giudizi di Dio!), e che si è perciò allontanato dalla fede non appena ha raggiunto l’età della propria indipendenza intellettuale, anche solo per poter convivere con le proprie fallacità umane senza sensi di colpa. Oppure c’è chi è cresciuto in un ambiente completamente opposto, come il sottoscritto, in cui Dio non veniva quasi mai nominato, se non in barzellette più o meno profane, rendendolo quindi un concetto astratto e piuttosto lontano dalla propria realtà quotidiana.

In entrambi i casi, il termine “Dio” è stato abusato e sfruttato in modo tale da non renderlo molto invitabile o desiderabile agli occhi di chi ha immagazzinato una percezione distorta del suo significato, soprattutto in questa nostra società occidentale che tende a diventare sempre più sorda e indifferente ai valori insegnati nel Vangelo.

Naturalmente Dio non ha bisogno di me per essere in qualche modo “riabilitato” agli occhi di chicchessia, essendo Lui stesso in grado di rivelarsi personalmente e di farsi conoscere nella Sua “vera” natura amorevole. Ho però imparato che una testimonianza di vita da chi ha avuto “un incontro personale con Dio” può stimolare riflessioni, o per lo meno curiosità, in chi sta cercando delle conferme per rendere certa la propria fede. Questa è un’altra delle ragioni per cui ho deciso di scrivere la mia “biografia” (prossimo capitolo presto in arrivo!).

D’altra parte viviamo un mondo fatto di immagini, dove lo stimolo più efficace per indurci a provare o assaggiare qualsiasi prodotto viene dal vedere un “cliente soddisfatto”! Diciamo che Dio ha trovato in me uno di questi clienti, anche se io non mi ritengo affatto un cliente, ma piuttosto un “beneficiario”!

Ti chiederai “quali” siano i benefici? Sarebbe difficile elencarli qui, perché ci vorrebbero non solo dei libri, ma intere biblioteche! A chi è interessato, sarò felice di raccomandare dei libri di testimonianze che stimoleranno in te il desiderio di incontrarti personalmente con Dio, ma il punto importante da capire è che né io né altri potremmo mai provarti o dimostrarti la vera essenza o natura di Dio, se tu prima non decidi di incontrarti personalmente con Lui!

Potresti vedere “la gioia” nei volti sorridenti e soddisfatti di chi ha già un rapporto con Dio, oppure “l’amore” manifestato nell’esempio dei coloro che sono ispirati da Lui a dare la loro vita per aiutare gli altri, ma so che la prova più grande che potrai mai avere è di assaporare e “gustare tu stesso quanto il Signore è buono” (1 Pietro 2:3)!

Il volto soddisfatto di chi assaggia un gelato al cioccolato o si delizia nei sapori squisiti di un piatto appetitoso, non ti convincerà mai di quanto sia buono finché tu stesso non ne assapori la bontà! E lo stesso vale anche con i benefici di un rapporto intimo con Dio! Sei tu stesso che devi “metterlo alla prova” e gustare che il Signore è buono!

Dio accetta qualsiasi sfida! “Mettetemi alla prova in questo», dice il Signore; «e vedrete se Io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi così tanta benedizione che non vi sarà dove riporla” (Mal. 3:10)

Ti domandi come fare a metterlo alla prova? Comincia a rivolgerti a Lui, affidandogli i tuoi pesi e riconoscendo la tua incapacità di risolvere da solo i tuoi problemi, e chiedi a Gesù di entrare a far parte della tua vita, in modo che Lui possa prendersi cura delle tue difficoltà! Il Signore ci ha donato il libero arbitrio e non impone il Suo intervento alla nostra vita, se noi non gli diamo il permesso di farlo. “Ecco, Io sto alla porta e busso: se uno ode la Mia voce e apre la porta, Io entrerò da lui e cenerò con lui” (Apoc. 3:20).

Invitalo ad entrare nel tuo cuore e a dialogare con te, così come faresti con un amico che hai invitato a cena. Ha così  tanto che vuole rivelarti se solo glielo permetti. Gesù possiede la qualifica di “Consigliere ammirabile” (Isaia 9:5), “mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto” (Luca 4:18), e può comunicare direttamente con te, tramite “lo Spirito Santo, il Consolatore che vi insegnerà ogni cosa” e “resterà con voi per sempre” (Giov.14:26,16).

Solo allora saprai di persona cosa significa trovare in Lui “un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità” (Sal. 46:1), “all’ombra delle Sue ali” (Sal. 61:4), dove potrai “stare al sicuro e vivere tranquillo, senza paura di alcun male” (Prov. 133).
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