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Una questione di identità!

13 March 2011 One Comment

Avevo appena lanciato una sfida verso il cielo, gridando dalla disperazione profonda del mio cuore: “Se veramente ci sei, allora provamelo e dammi una ragione per vivere!”, quando mi si avvicinò una ragazzina inviata da sua mamma per invitarmi a pranzo!

Non un fulmine dal cielo, né un grosso boato da un roveto ardente che mi dicesse con voce imponente: “Io sono Colui che sono!” (Esodo 3.14), ma … un semplice invito a pranzo! Fu quella la risposta di Dio alla mia sfida, il giorno in cui da una panchina gli urlai dietro tutta la mia rabbia e l’angoscia che mi stava divorando dentro!

Vedete, la mia non era quella che si potrebbe comunemente considerare una “preghiera”, ma un vero sfogo di rabbia rivolto a “chiunque” potesse ascoltarmi da lassù, sfidandolo a darmi una prova della Sua esistenza e a farmi capire la ragione per cui mi trovavo quaggiù! La cosa più disarmante per me, in quelle ore che seguirono, fu di scoprire che il mio sfogo di rabbia non aveva per niente offeso quel Dio che avevo osato sfidare, e che Lui non era per niente arrabbiato con me! Anzi … mi amava e credeva in me!

Me lo dimostrò con un invito a pranzo … “Venite quindi e discutiamo assieme, dice l’Eterno! Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana” (Isaia 1:18).

Quello stesso giorno Dio mi rispose con prove inconfutabili del Suo amore e della Sua fede in me, e desidero raccontarvi i dettagli miracolosi e strumentali che cambiarono la mia vita per sempre, quando accettai un semplice invito a pranzo da parte di una sconosciuta…

Prima di continuare con questo racconto, lasciatemi però rispondere a coloro che si stanno ancora chiedendo “come” ero finito così lontano, a circa 1600 km da casa, su una panchina di Villa Sperlinga, dove bazzicavano i giovani “figli dei fiori” della città di Palermo”? Che si sappia, io non provengo da una famiglia palermitana, né sono di origine siciliana, ma i miei genitori a quel tempo vivevano ad Asti, nel Monferrato (Piemonte), dove ancora oggi sono seppelliti l’uno accanto all’altro e riposano in pace.

In realtà non posso nemmeno dire di essere “piemontese”, sebbene tutti i ricordi della mia adolescenza risalgano agli anni trascorsi nella città di Asti, dai 9 ai 18 anni. Io sono venuto al mondo in una regione totalmente diversa, sia dal Piemonte che dalla Sicilia, e per questo ancora oggi non so bene cosa rispondere a chi mi chiede: “Di dove sei?”

Sarebbe come chiedere a Gesù di dirci di “dove” era Lui … Nazareth (in Galilea), dove era cresciuto? O Betlemme (in Giudea), dov’era nato? Sebbene alla maggior parte di noi oggi piace chiamarlo “Gesù di Nazareth”, il Vangelo di Matteo ci racconta che trascorsero anni, dalla Sua nascita a Betlemme, fino a quando Gesù approdò per la prima volta a Nazareth! Infatti, per sfuggire alla “strage degli innocenti” perpetuata da Erode, i suoi genitori dovettero rifugiarsi in Egitto, dove attesero qualche anno “fino alla morte di Erode”, prima di arrivare in Galilea e stabilirsi a Nazareth (Matteo 2:13-23).

Tutto questo “affinché si adempisse quello che era stato predetto per mezzo del profeta: «Ho chiamato Mio figlio fuori dall’Egitto» (Matteo 2:15). La domanda da farsi, dunque, è: da “dove” veniva Gesù? Da Betlemme? Da Nazareth? Dall’Egitto? Dal cielo?

E, ancora più importante per me, “di dove sono io”? Da dove vengo? Come ci sono arrivato, e cosa ci sto a fare io, qui in questo mondo? Per me è sempre stata un’importante “questione di identità”!

Erano domande che mi avevano accompagnato fin dall’adolescenza nella mia ricerca esistenziale, le stesse che mi spinsero a lasciare tutto, casa, scuola e famiglia, trascinandomi fino a quella panchina!

Credo che sia importante, quindi, raccontarvi un po’ della mia storia precedente a quella che quel giorno fu una svolta per la mia vita! Desidero farlo soprattutto per i miei nipotini… Mi sono spesso chiesto “chi” fossero veramente i miei nonni, e in che “cosa” credessero esattamente? Quali erano i loro valori ed ideali? Cosa impararono dalla vita, e quale fu la “sapienza” che acquisirono negli anni trascorsi qui sulla terra? Purtroppo non mi fu lasciato da loro alcun scritto che potesse offrirmi una risposta ai quesiti esistenziali che afflissero la mia adolescenza, ed è per questo che ho deciso di scrivere la mia autobiografia …

Credo che questa sia la più preziosa eredità che noi possiamo lasciare ai nostri nipotini, non soldi in banca che presto verranno sciupati, né beni terreni che prima o poi cadranno in rovina, ma i valori e la sapienza che abbiamo acquisito durante il corso della nostra vita! Sono queste le ricchezze che rimarranno, e che essi potranno apprezzare quando a loro volta dovranno affrontare le sfide più complesse della loro adolescenza e avranno bisogno di risposte alle domande esistenziali più importanti.

“La vita di uno non consiste nell’abbondanza delle cose che possiede” (Luca 12:15).

“La sapienza vale più delle perle e di tutte le cose che uno può desiderare” (Proverbi 8:11).

“Le parole di un uomo sono acque profonde; la sapienza è un ruscello che scorre perenne” (Proverbi 18:4).

Sono certo che non vorrete perdervi i prossimi capitoli di questa “storia” che vi lasceranno a bocca aperta! Vi aspetto, su questo stesso sito …
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Per altri capitoli della mia “Biografia”, cliccate: http://renatoamato.com/it/diario/biografia/
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One Comment »

  • PINA said:

    mi piace Renato, conto di avere il libro con la tua biografia,per ora non mi perdo neanche una parola di questi racconti pieni di amore,GRAZIE GESU’ che mi hai fatto incontrare questo fratello prezioso